Il Cadore

Anche il Cadore, l’alto bacino del Piave, è splendida terra di montagne: il paesaggio vede avvicendarsi in altezza il campo e il prato, l’abete e il larice; paesaggi dolcissimi, estese foreste, paesi raccolti intorno ai campanili, laghi cristallini, su cui all’improvviso svetta la dolomia, che si sfrangia in torri, guglie, pinnacoli.

Indiscusso capoluogo storico del Cadore, Pieve di Cadore (m 878) sovrasta il lago artificiale del Piave. Il nobile decoro antico dell’abitato rivela la prosperità dei mercanti locali che portarono alla Serenissima la ricchezza dei loro abeti. Nella cornice di montagne svettano le Marmarole, che Tiziano Vecellio, nato qui sul finire del ‘400, si portò negli occhi a Venezia. La cittadina conserva sulla centrale e caratteristica piazza Tiziano il quattro-cinquecentesco palazzo della Magnifica Comunità di Cadore, antico organismo di governo. Nel Museo archeologico cadorino allestito nell’edificio sono esposti ex voto della stipe di Làgole (IV-II secolo a.C.) e materiali degli scavi di Valle di Cadore. La parrocchiale di S. Maria Nascente, ricostruita nel 1761, custodisce una Madonna col Bambino di Tiziano. La cosiddetta “casa di Tiziano”, modesto edificio quattrocentesco indicato senza prove certe come casa natale del maestro, conserva cimeli che lo riguardano. Accanto, la casa Vallenzasca presenta sulla facciata un affresco, forse opera giovanile del grande pittore. La delicata Madonna col Bambino nella vicina parrocchiale di Pozzale (m 1054) è invece di Vittore Carpaccio e bottega (1519).

In frazione Tai di Cadore è allestito il Museo dell’Occhiale, che racconta le fasi dell’evoluzione dal monocolo alle moderne montature: non a caso, visto che questo è storicamente il distretto italiano dell’occhiale.

Più oltre è Cibiana di Cadore, “il paese che dipinge la sua storia”: l’idea di trasformare il villaggio in un museo en plein air nacque nel 1980, sia per un rilancio turistico sia per assicurare la memoria delle antiche tradizioni. Cibiana offre così oggi al visitatore una suggestiva commistione di architettura rurale e pittura, con più di cinquanta murales che ritraggono scene di vita locale e della storia di personaggi o eventi particolari, inerenti alla casa su cui sono dipinti.

Nelle vicinanze, sul monte Rite, ha sede il museo più alto d’Europa, nato da un’idea di Reinhold Messner, interamente dedicato alle Dolomiti: il Museo nelle Nuvole Monte Rite. Passata Lozzo, diverge a destra la strada per il passo Mauria, che conduce nello storico Oltrepiave: a Vigo di Cadore (m 951) meritano attenzione la chiesa di S. Orsola (1344-46) e la vicina Biblioteca storica
cadorina.

Opposto a Vigo, Lorenzago di Cadore (m 883) fu riedificato con pianta a scacchiera nel 1855-56.
Seguendo il corso del Piave, dopo Santo Stefano di Cadore ci si immette a est sulla statale per Sappada: si sale a San Pietro di Cadore (m 1100), dove il palazzo Poli-de Pol (1663-66), con facciata di Baldassarre Longhena, offre un esempio di trasposizione dell’architettura di villa in area montana.

Superato l’orrido dell’Acquatona si esce nella conca dove si susseguono i nuclei del comune di Sappada (m 1217-68), importante centro di villeggiatura e sport invernali con ottimi circuiti per lo sci di fondo, punteggiato di tipiche architetture rurali in legno.

Ancora a monte (m 1830-80) si raggiunge la zona delle sorgenti del Piave.
Il paesaggio del territorio percorso dal Pàdola tende a differenziarsi da quello dolomitico: terreni scistosi anziché calcarei rendono il verde dei prati, dei boschi e dei crinali particolarmente dolce; i paesi in costa sono adagiati sui morbidi versanti soleggiati.

A nord di Santo Stefano di Cadore (m 908), capoluogo storico del Comèlico Inferiore, lasciato a destra San Nicolò di Comèlico (m 1061) con la parrocchiale tardogotica decorata da affreschi tardo-quattrocenteschi, la strada sale a Candide-Casamazzagno (m 1210), oggi sede del comune di Comèlico Superiore; sulla piazza principale, la casa Gera, edificio rusticosignorile trasformato tra il XVI e il XVII secolo, testimonia la ricchezza del ceto mercantile locale. A destra della parrocchiale ottocentesca fa da contrasto il linguaggio tardogotico della chiesa di S. Antonio Abate (1538).

Senza netti sbalzi di quota si arriva a Dosoledo (m 1237): la fila di rustici in legno allineati al limite dell’abitato rivela l’organico progetto urbanistico del 1857. Da qui si può raggiungere il passo di Monte Croce di Comèlico/Kreuzbergpass (m 1636), oppure deviare a sinistra verso il centro di villeggiatura di Pàdola (m 1215), ricostruito da Giuseppe Segusini nel 1845, di cui punto
focale è la chiesa di S. Luca (1862-69).

Nella valle dell’Ansiéi, ai piedi del passo del Zovo (m 1476), si allunga Auronzo di Cadore (866), storica stazione turistica. Centro di un’area economicamente rilevante in età veneziana, l’abitato, ripianificato nel 1859 da Segusini, ha smarrito l’antico assetto alpino, intuibile solo nella dislocazione delle chiese, tra cui spicca la maestosa parrocchiale di Villapiccola (1856).
A monte si può risalire l’alta valle dell’Ansiéi; dalla val Giralba scende una celebre traversata dalle Tre Cime di Lavaredo. Presso la centrale elettrica, si vede oltrefiume la miniera abbandonata dell’Argentiera. Della boscosità dei luoghi è testimone principale la foresta di Somadida, che faceva parte delle “foreste di San Marco”, regolamentate dalla Serenissima

Pubblicato in Presentazione Località

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