Calabria: tra mare e montagne, sulle tracce di lingue sconosciute

Eccoci arrivati all’estremo sud della penisola. La Calabria è una terra di contraddizioni: di mare e di montagna, di pesca e pastorizia, vivace e rocciosa sul versante tirrenico, solitaria e sabbiosa sulla costa ionica, irta e buia in Aspromonte, dolce e luminosa sui monti della Sila.

Neanche i dialetti sono gli stessi, a volte non si somigliano affatto, e addirittura in alcune zone si parlano ancora lingue antiche.

Nell’area di Bova, a circa 20 km da Reggio Calabria, che si estende dalle sponde ioniche ai boschi dell’Aspromonte, c’è una piccola comunità di anziani che parla ancora il greco di Calabria, e di giovani che lo studiano per salvarlo dall’estinzione.

Andando, invece, più a nord, nella provincia di Cosenza, sopravvivono piccole comunità arbëreshë, formatesi dal XV secolo in seguito all’immigrazione degli albanesi che cercavano di sfuggire all’invasione turco- ottomana.

Tutta la regione è punteggiata dalle rovine della Magna Grecia e dell’antichità romana e bizantina, e allo stesso tempo la Calabria è oggi una terra che non solo guarda al passato, ma si concentra sul presente, come  testimoniano l’attività alcuni imprenditori che puntano alla interpretazione in chiave contemporanea delle tradizioni, e quella di piccoli e grandi collezionisti dell’arte del nostro secolo.

Il viaggio in Calabria è un percorso che spalanca i sensi, grazie ai colori e le luci fiammeggianti, ai suoni antichi dei dialetti e ritmici delle tarantelle, agli odori acri degli agrumi e forti del mare, ed infine ai sapori piccanti delle spezie e dolci della frutta.

 

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